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Psicoterapia. La diagnosi

La psicoterapia si basa sull’interazione tra il terapeuta e il paziente e mira a ripristinare la validità funzionale perduta caratteristica di un determinato individuo, o, in sostanza, a ripristinare le risorse dell’individuo e a liberarlo dalla clausura dei meccanismi ripetitivi che lo portano a cortocircuitarsi e a non permettersi più di fare luce su se stesso. Per questo motivo il terapeuta è un membro del gruppo. Così, intraprendendo un nuovo viaggio nel regno del sé, la persona in psicoterapia può iniziare a prendere coscienza di sé come se fosse dotata di una mappa, acquisendo percezioni che costituiscono la base della nostra comprensione. Conoscere se stessi è essere saggi, conoscere se stessi è essere svegli”. Tra tutte le definizioni offerte da vari autori, ho scelto la seguente La psicoterapia può essere pensata come una nuova relazione di attaccamento in cui il paziente può investire, modificando i vecchi schemi appartenenti al passato per iniziare a recuperare le memorie implicite associate all’attaccamento primitivo. L’interazione con un terapeuta compassionevole, mantenuta in un contesto neutrale e non giudicante, lascia all’individuo un ampio spazio per sperimentare liberamente. La relazione terapeutica è talmente fondamentale da essere il denominatore comune sia della medicina che della psicoterapia. Tuttavia, oltre alla relazione terapeutica, la medicina sottolinea l’importanza della diagnosi, che svolge un ruolo decisivo nel determinare la natura e la causa della malattia dopo la valutazione dei sintomi. Nel modello medico, la valutazione, che inizia con l’osservazione dei sintomi, acquisisce una prospettiva diacronica attraverso l’anamnesi e un significato unitario attraverso l’ipotesi di sindrome, che alla fine determina la sede, l’organo colpito e la causa della malattia, portando a una diagnosi eziologica. Una volta completata l’indagine diagnostica, è possibile determinare un piano di trattamento e la prognosi. In molte branche della medicina, il valore della diagnosi non è mai stato messo in dubbio, ma la sua importanza è evidente, soprattutto nel caso della diagnosi psichiatrica, poiché il trattamento e la prognosi dipendono in larga misura dalla diagnosi. La questione delle indicazioni per il trattamento è inevitabilmente legata alla questione della diagnosi. Nel caso dei disturbi psichiatrici, è necessaria una doppia diagnosi, soprattutto se i sintomi sono aspecifici. Ad esempio, un paziente può presentare sintomi sia di depressione che di psicosi. La doppia diagnosi può essere molto utile anche nel caso dei disturbi di personalità, in quanto i sintomi possono essere utilizzati per esplorare gli stati emotivi e i tratti di personalità. Attualmente, la fonte più influente di informazioni sul pensiero e sulla pratica psichiatrica è il Manuale diagnostico e statistico americano dei disturbi mentali, che è apparso in diverse edizioni, con la quinta edizione che è attualmente la più aggiornata. Valutazione e diagnosi hanno significati diversi a seconda della teoria del terapeuta e comprendono distinzioni tra salute e malattia per alcuni, benessere e sofferenza per altri, problemi e soluzioni per altri ancora. Queste importanti differenze sono dovute al modello terapeutico utilizzato. Quelli che distinguono tra normale e patologico (ad esempio i modelli psicodinamici e comportamentali), quelli che distinguono tra stati di benessere e di sofferenza (ad esempio quelli influenzati dal pensiero umanistico, dalla narrazione e dal costruttivismo) e infine quelli che distinguono tra problemi e soluzioni (basati sul principio di causalità circolare che lega problemi e soluzioni). appartenenti al modello dei sistemi di Palo Alto). Secondo il modello dei sistemi, trattare e comunicare con i colleghi, e soprattutto con i clienti, in merito a una particolare diagnosi richiede una grande sottigliezza e la capacità di trasmettere messaggi di speranza e rassicurazione attraverso canali non verbali. Altrimenti, si rischia di evocare scenari futuri dominati da percezioni di patologia e malattia, cioè basati sulla negatività, che a sua volta svaluta e depotenzia l’individuo. In particolare, i giochi linguistici della diagnosi psichiatrica hanno l’effetto pragmatico di ridefinire e semplificare realtà complesse, che a loro volta possono introdurre nozioni di atemporalità, soprattutto nei casi gravi. Quindi, come già detto, il processo di diagnosi può essere visto come un processo di attribuzione linguistica. Infatti, se la realtà emerge dal linguaggio attraverso il consenso, anche i concetti e le categorie diagnostiche della patologia e della salute sono il risultato del consenso della comunità professionale.I terapeuti che trattano sintomi psicopatologici e psicosomatici rimangono invischiati nei conflitti, nelle nevrosi e nei deliri causati dalla depressione cronica e utilizzano un solo strumento: il “linguaggio” o il “silenzio”. In definitiva, la mentalità medica colpisce non solo il terapeuta, che deve fare i conti con la sua innata predisposizione a prendersi cura del paziente, ma anche i pazienti stessi, che arrivano dal terapeuta con l’idea che la soluzione risieda nella terapia stessa. La terapia inizia quindi con la “ricerca delle risposte o delle cause” di ciò che ha provocato i sintomi. Spesso il paziente cerca nel terapeuta una spiegazione o una diagnosi, ma è qui che entra in gioco l’abilità del terapeuta, che sposta l’attenzione del paziente dall’ambiente a se stesso. Nel suo primo libro sulla depressione A. Beck afferma che “le qualità ottimali che un terapeuta dovrebbe possedere sono il calore umano, l’empatia e il candore”. Queste caratteristiche regolano la partnership terapeutica in modo da facilitare l’applicazione del trattamento e quindi aumentarne l’efficacia. L’empatia è il tentativo del terapeuta di entrare nel mondo del paziente e di provare gli stessi sentimenti ed emozioni del paziente; questa esperienza condivisa aiuta il paziente a sviluppare un senso di comprensione e contribuisce a costruire la fiducia nella relazione terapeutica.

Bibliografia:

1. G.O. Gabbard, (2002). Psichiatria psicodinamica, III ed. Raffaele Cortina Editore, Milano.

2. Kendell, R. E. (1977). Il ruolo della diagnosi in psichiatria. Tr.It. Il pensiero Scientifico, Roma.

3. Andolfi M. (1994), Il colloquio relazionale, Accademia di psicoterapia della Famiglia, Roma.

4. Anderson, H., & Goolishian, H. (1988). Human systems as linguistic systems: Preliminary and evolving ideas about the implications for clinical theory. Family Process, 27(4), 371–393.

5. Anderson, H., & Goolishian, H. (1992). The client is the expert: A not-knowing approach to therapy.

6. La Relazione Terapeutica nella Terapia Cognitivo-Comportamentale – EABCT 2012 Relazione terapeutica: le qualità ottimali che il terapeuta deve possedere comprendono calore umano, empatia e schiettezza. ID Articolo: 15364 – Pubblicato il: 13 settembre 2012.

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